Mar. Giu 25th, 2024

Il maggio in Italia è mese di grandi tradizioni popolari che trovano sfogo in borghi e città proprio a celebrare il fulcro della stagione primaverile. Tra le zone più interessanti la Val d’Orcia in Toscana non è seconda a nessuna per ricchezza e piacevolezza di queste tradizioni. Una delle località chiave di questa Valle è il borgo di Castiglione d’Orcia

di Gianfranco Nitti

Situato sulla cima di una collina, come indica il suo nome, è un antico castello che vide il suo sviluppo grazie alla sua collocazione strategica sulla via Francigena.

Per secoli roccaforte della casata degli Aldobrandeschi, si eleva sul borgo la Rocca Aldobrandesca, dove sono visitabili l’imponente cassero, le mura e altri ambienti.

L’antico palazzo comunale si affaccia sulla suggestiva Piazza Vecchietta che deve il suo nome al pittore Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta per molto tempo ritenuto nativo di qui.

A pochi passi dalla piazza, la Chiesa dei Santi Stefano e Degna che conserva al suo interno una pregevole tavola del pittore senese Pietro Lorenzetti.

Comune fin dal 1252, in tempi diversi ha annesso al suo territorio i borghi circostanti fino ad assumere le attuali caratteristiche nel 1867, per questo vanta una ricchezza ed una varietà di ambienti e località: Campiglia d’Orcia, Gallina, Vivo d’Orcia e la zona termale di Bagni San Filippo mentre, proprio di fronte a Castiglione, all’ombra della Torre di Tentennano, è collocato il piccolo borgo medievale di Rocca d’Orcia.

Il paese ha la tipica conformazione dei borghi di origine medievale, e vi accoglie con la sua storia e le sue tradizioni, spaccato di una vera e autentica realtà toscana e inserito in un paesaggio straordinario.

Una breve passeggiata nel centro storico può includere una visita alla Sala d’Arte San Giovanni, un piccolo ma curato museo che raccoglie dipinti di alcuni dei maggiori esponenti della scuola senese del Trecento e Quattrocento: Simone Martini, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Giovanni di Paolo, con tre splendide Madonne col Bambino.

Proseguendo nella passeggiata, tra il 30 aprile ed il primo maggio, ci si può imbattere in un gruppo di cantori e suonatori (circa una ventina), che gira per i borghi di Castiglione e Rocca d’Orcia, percorre la campagna visitando i poderi, ogni anno diversi, intonando quartine di ottonari che augurano il ritorno della buona stagione, di buoni raccolti e che cantano l’amore e il risveglio della natura.

Ogni quartina è seguita da un brano musicale eseguito da una piccola fanfara di strumenti. In cambio i cantori e i suonatori chiamati “Maggiaioli” ricevono ospitalità, vino, alimenti e offerte in denaro. Il “giro”si conclude ogni anno nel borgo di Castiglione d’Orcia: i Maggiaioli percorrono le vie del paese sino al mattino del primo maggio.

Le offerte in denaro che i cantori raccolgono durante la questua, effettuata nelle settimane successive, vengono utilizzate, in un secondo momento, per allestire una merenda aperta a tutta la popolazione, ma la tradizione enogastronomica della zona merita un discorso a parte.

La struttura dell’abitato si concentra attorno alla rocca e al cassero, che dominano da un’altura sottostante borgo, difeso anch’esso da un altro circuito murario.

La prima attestazione del castello all’interno del Codex Diplomaticus Amiatinus sembra risalire al 1014 quando viene menzionato con il nome di Petra, ma già nel 1094 viene detto Castelione, come risulta in una carta di donazione degli Aldobrandeschi all’abbazia di San Salvatore al Monte Amiata.

Nella prima metà del XIV secolo, Castiglione attira le mire espansionistiche di Siena, sempre più intenzionata a controllare importanti zone di viabilità come la Val d’Orcia. Tra il 1301 e il 1303 il castello fu venduto dagli Aldobrandeschi a Siena che provvederà ad attuare una serie di interventi edilizi con lo scopo di rendere il luogo una “sentinella” inespugnabile.

Tra il 1368 e il 1419, la nuova fortezza senese venne ceduta quale ricompensa alla nobile famiglia dei Salimbeni che la sfruttarono come roccaforte per diffondere la loro signoria all’interno della Val d’Orcia riuscendo ad esercitarvi, insieme alla vicina Rocca di Tentennano, un forte controllo fino a quando non furono sconfitti dalla Repubblica di Siena, che ancora una volta restaurò e riparò il cassero e le fortificazioni del borgo.

Nessuno di questi interventi riuscì però a garantire una buona difesa al centro abitato, costretto a fronteggiare l’avanzata di Firenze insieme agli altri castelli della valle fino al 1559, quando, con la pace di Cateau-Cambrésis, il vasto territorio senese divenne parte del Granducato di Firenze.

Nel 1605 Castiglione d’Orcia fu trasformato in feudo del marchese Giulio Riario, il quale fece costruire,sui resti della rocca, un grande palazzo, ricordato già nel Settecento in stato di abbandono.

Dopo un lungo restauro la Rocca è stata aperta al pubblico nell’agosto del 2023.
La visita alle frazioni e aree del paese suggerisce una capatina a Vivo d’Orcia e visita alle sorgenti dell’Ermicciolo: una ricca rete di sentieri permette un tuffo nella natura tra castagni e abeti bianchi.

Vivo d’Orcia sorge attorno a due eremi camaldolesi fondati da San Romualdo intorno all’anno Mille. A valle l’eremo di San Pietro il cui monastero è stato inglobato nel Palazzo Cervini costruito da Antonio da Sangallo per Papa Marcello II; a monte l’eremo superiore di San Benedetto all’Ermicciolo.

Qui sgorgano le sorgenti del torrente le cui acque alimentano tutto il territorio fino a Siena. Si prosegue per Campiglia d’Orcia, paese con la tipica conformazione dei borghi di origine medievale, suggestivi vicoli, strette scalinate di collegamento e percorsi coperti.

Per scoprire il suo centro storico una camminata evidenzia i punti di interesse storico, paesaggistico e della memoria. Più in alto,raggiungibile con un sentiero, si eleva la duecentesca Torre di Campigliola. Leggenda narra che la torre fosse abitata da fate che a giugno aiutavano i contadini mietendo il grano di notte.

Qui consigliabile una pausa pranzo presso l’azienda vitivinicola Campotondo ove si può gustare il buon vino DOC Orcia, per proseguire per Bagni San Filippo e la Balena Bianca con sosta alla grotta di San Filippo. Conosciuta fin dall’antichità, questa località termale rappresenta un vero collegamento fra la Vald’Orcia e l’Amiata.

In prossimità del borgo un fiume termale, il “fosso bianco”, si inoltra nel verde del bosco fino a raggiungere una cascata di acqua calda che dà origine alla Balena Bianca, una spettacolare formazione di roccia calcica che ricorda, nella forma e nel colore, la celeberrima Moby Dick di Melville.

Proseguendo per Gallina, il centro abitato si trova in posizione strategica fin dal passato, in prossimità della Via Francigena. Ne sono testimoni le stazioni di posta, antichi ospizi per pellegrini e viaggiatori, della Scala e delle Briccole.

Breve percorso a piedi (km 2 facile) verso le Briccole lungo la via Francigena nei luoghi che videro il passaggio dell’’Arcivescovo di Canterbury Sigerico, dove si fermò la contessa Matilde di Canossa, fu catturato l’eretico Arnaldo da Brescia, ebbero luogo, secondo tradizione, le Nozze Mistiche di San Francesco con Madonna Povertà rappresentate nella tavola del 1450 dal Sassetta.

Sulla strada del ritorno verso il capoluogo comunale sosta fotografica ai cipressi di Poggio Covili. Continuando nella visita, imperdibili la Rocca d’Orcia e la Torre di Tentennano Il minuscolo borgo conserva tutte le caratteristiche medievali ed è sorvegliato dalla imponente Torre di Tentennano che domina tutta la Val d’Orcia.

Nel 1207 nel borgo, per la prima volta nella storia, fu emanata una carta con cui vennero sanciti i doveri e i diritti del popolo verso i feudatari, la Charta Libertatis. Le scritture raccontano che nel 1377, inoltre, vi soggiornò Santa Caterina da Siena, che proprio qui, da analfabeta, ricevette il dono divino della scrittura.

Un turismo sostenibile col passaparola
Il sindaco, da un decennio, di Castiglione, Claudio Galletti, ci tiene a sottolineare il grande sviluppo sociale e d economico verificatosi nella valle dal dopoguerra in poi, stimolato dal turismo che, tuttavia, non può e non deve sconvolgere il ritmo di vita umano e fedele alle tradizioni di tutto l’ambiente e le genti che lo abitano.

L’accoglienza diffusa nei borghi della zona, realizzata grazie alla ristrutturazione di case, ha creato una forma di accoglienza che, dopo la pandemia, ha avuto un buon sviluppo, con una forma di ospitalità che, sottolinea il sindaco, si diffonde con il passaparola e non certo con grandi piattaforme.

“Chi viene qui è ospite di una famiglia, ed è una formula diversa dall’ospitalità alberghiera che non qui è disponibile”.

Negli ultimi periodi è in crescita il turismo straniero, anche i turisti asiatici: “abbiamo una sessantina agriturismo e circa 800 posti-letto” aggiunge il sindaco “ma ci teniamo a non inseguire il turismo di massa”.

La val d’Orcia è, in definitiva, la Toscana ideale ma anche reale, e non c’è quindi da meravigliarsi se nel 2004 l’incredibile panorama della valle sia stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (gn)
Approfondimenti: castiglionedorcia.siena.it comune.astiglionedorcia.siena.it visitvaldorcia.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *